AdBlock: ecco quanto ci costa il blocco delle pubblicità

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AdBlock, chi è che non ha mai sentito parlare del popolare software utile a bloccare pubblicità indesiderate durante la navigazione web? Un vero dolore per i tanti che utilizzano le pubblicità su internet per monetizzare le loro attività, con entrate in progressivo calo causato dalle diverse estensioni per i più popolari browser che oscurano i pop-up pubblicitari sulle pagine, annullando di fatto tutti gli sforzi di quei professionisti che vivono di questo. Un fenomeno in continua crescita quello dell’adblocking, che rischia di causare, nell’anno ancora in corso, una gravissima perdita economica difficile da arginare, visto il crescente numero di utilizzatori di tali estensioni.

La perdita prevista per il 2015, secondo le stime riportate in un report condotto da Adobe e PageFair, si attesta a una cifra pari a 22 miliardi di dollari, un vero tesoretto di mancati introiti che rischia di far saltare in aria i migliori piani di ogni web marketer. Per quanto le strategie di posizionamento possano essere efficaci, nessun lavoro di web marketing sembra poter porre un freno al fenomeno dell’adblocking, almeno nel breve periodo, con il rischio che il web diventi antieconomico e spinga molti investitori a non far crescere la piattaforma, annichilendo di fatto tutte quelle che sono le grandi potenzialità del mezzo.

I più grandi adblocker al mondo si confermano i cittadini statunitensi, tra i quali ben 43 milioni di utenti non si fanno scrupoli a utilizzare AdBlock e simili (di software del genere se ne trovano davvero tanti) per ottenere una navigazione più fluida, non rallentata da inutili pop-up o musichette che partono all’improvviso. Il grande problema delle pubblicità sul web è determinata prevalentemente dall’invadenza con cui sono poste, che al contrario delle intenzioni spingono l’utente a non cliccare su di essi, o nei casi peggiori, a non tornare mai più su quelle stesse pagine. E in Italia come ci approcciamo all’adblocking?

Il nostro Paese, dal punto di vista del blocco delle pubblicità online, se la cava meglio di molti altri Paesi dove la percentuale di adblocker è nettamente più alta. Se dalle nostre parti i limitatori di pubblicità online si fermano alla tollerabile soglia del 12,8%, a pochi chilometri dalle nostre cose, in Grecia, gli habitué di software simili ad adBlock sono il 36,7% del totale, più di un terzo dei naviganti virtuali dell’intera Nazione. Alla Grecia tocca la maglia nera europea, da quelle parti sembra che di pubblicità mirata non se ne voglia sentir parlare.

I numeri fin qui mostrati si riferiscono soltanto alla situazione attuale, ma le previsioni parlano di un aumento esponenziale del fenomeno che potrebbe seriamente mettere in crisi il futuro di migliaia di professionisti, a meno di trovare per tempo una soluzione efficace. Eppure, in prospettiva nei limiti del prevedibile, non si intravedono luci all’orizzonte, con l’attività di adblocking in continua crescita e difficile da bilanciare con strumenti efficaci a tal punto da favorire un’inversione di marcia e far diventare simpatiche le pubblicità agli occhi dei navigatori del web. In attesa di un’intuizione geniale, possiamo solo sperare in una presa di coscienza da parte degli utenti.

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