Assegno di ricollocazione: cronaca di un flop annunciato

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Ape Volontaria

La prima sperimentazione dell’assegno di ricollocazione è fallita miseramente, ecco i dati eloquenti che ne testimoniano il flop.

Stenta a decollare, l’assegno di ricollocazione, una delle forme di sostegno del reddito per le persone che hanno perso il lavoro da almeno 4 mesi. Solo il 10% delle persone che rientrano nella sperimentazione di questa nuova forma di sussidio, hanno presentato la domanda per ottenere l’assegno che va dai 250 ai 5 mila euro. Il 90% di coloro che sono stati avvisati circa questa opportunità, mediante lettera, hanno deciso di non presentare alcuna domanda. E’ stato lo stesso presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte, come riportato dal quotidiano Il Mattino, a rivelare i numeri del clamoroso flop.

‘Ci vuole una campagna di informazione massiccia – ha spiegato Del Conte – è importante dire che non c’è nulla da perdere. Non si perde la Naspi se non viene fatta un’offerta di lavoro congrua’. Insomma gli italiani non hanno compreso che chiedendo questa forma di sostegno al reddito non si perde il diritto a percepire la Naspi. ‘In Italia bisogna superare la predilezione per le politiche passive del lavoro e credere in quelle attive – ha proseguito il presidente dell’Anpal – fare domanda per l’assegni di ricollocazione consente di trovare un posto di lavoro e fino ad allora non si perde nulla’.

La sperimentazione dell’assegno di ricollocazione, è stata limitata solo ad una platea di 28 mila persone, ma già entro novembre dovrebbe essere estesa alle 500 mila persone che percepiscono la Naspi da almeno 4 mesi. Solo allora si potrà sperare che la misera percentuale dei richiedenti, fatta registrare in precedenza, possa davvero aumentare.

Solo nel caso dei lavoratori licenziati da Almaviva, i disoccupati che ne hanno fatto richiesta hanno raggiunto l’83%.
L’assegno oscilla dai 250 euro a 5.000 euro in base al livello di occupabilità del disoccupato e della tipologia di contratto. Si tratta di una somma che viene incassata dall’Agenzia che si preoccupa di ricollocare il lavoratore licenziato. Nel frattempo, il lavoratore può ricevere proposte di formazione e di lavoro e se rifiuta può perdere il diritto alla Naspi.