Economia circolare, una speranza per l’Italia?

0

Tra i diversi modelli di ricostruzione dell’economia a livello nazionale da sperimentare in una fase di crisi pluriennale, che sembra affievolirsi in merito ad alcuni aspetti (la debole crescita del PIL italiano) e procedere imperterrita secondo altri (la difficile presa dell’export nostrano in Europa), è recentemente ritornato il sistema relativo alla cosiddetta “economia circolare”, di cui si elogiano le capacità rigenerative e di auto-sostentamento del sistema economico, in contrasto con il modello squilibrato attuale, incapace di utilizzare le proprie risorse al meglio.

La necessità di un’economia circolare anche per l’Italia è stata ribadita da Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont, società attiva sul fronte delle bioplastiche e dello sviluppo di materiali eco-compatibili: è necessario dare una spinta in più alle economie locali, ha ribadito durante un recente intervento, in modo che le risorse non vengano dissipate e l’intero ciclo produttivo di un bene possa essere attraversato senza particolari problemi, dal concept del prodotto fino al suo smaltimento al termine del ciclo di vita.

L’amministratrice è inoltre fiduciosa nelle capacità dell’Italia di cambiare a livello locale per poi espandere la cultura dell’economia circolare gradualmente, coinvolgendo le diverse filiere produttive e richiedendo l’intervento di diverse competenze complementari, tra cui le nuove biotecnologie, la scienza e la chimica, fino alla classica agricoltura da sempre praticata con mezzi antichi e moderni, per creare un doppio filo di complicità con i produttori.

Migliorare la qualità dell’ambiente ed al contempo risanare lo stato dell’economia del paese è di certo un obiettivo ambizioso, ma che non può non trovare supporto incondizionato, essendo più favorevole alle energie rinnovabili, e alla completa rigenerazione delle risorse utilizzate per ottenere il prodotto finito.

Un altro importante fattore che potrebbe rendere l’economia circolare uno dei trend dei prossimi anni anche in Italia è costituito dalla presa in considerazione di diversi criteri per la definizione del concetto di PIL nazionale: come verrà misurata la performance economica, quando il denaro non basta? Sicuramente gli analisti economici del futuro dovranno prendere in considerazione criteri finora poco utilizzati, ma tutt’altro che obsoleti e forse capaci di dare il via alla vera e propria ripresa.