L’allerta delle grandi banche americane: il mercato azionario rischia un brusco stop

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Gli analisti delle grandi banche americane hanno paventato il rischio che il mercato azionario possa segnare il passo nei prossimi mesi.

E’ sempre maggiore il numero delle banche che crede in un crollo del mercato azionario globale in un futuro prossimo. I mercati globali secondo Citigroup, HSBC, Merril Lynch e Morgan Stanley potrebbero attraversare un’ultima tappa rialzista per poi cedere di schianto in concomitanza con una inversione del ciclo aziendale. Uno dei segnali più allarmanti che gli analisti hanno posto in evidenza è la secca rottura del rapporto tra azioni, bond e materie prime. Gli investitori di oggi ignorano i dati e i fondamentali che sorreggono i titoli finanziari.

Un segnale spia che potrebbe precedere un calo senza precedenti per il mercato azionario, molto prima di quanto ci si possa attendere.
Secondo la tesi adombrata da Andrew Sheets, chief cross-asset strategist di Morgan Stanley, oggi ‘l’azionario è sempre meno legato al Forex, che a sua volta è sempre meno legato ai tassi e tutti i mercati ormai non risentono dell’andamento del prezzo del petrolio’. Un dato quantomai allarmante secondo lo chief cross-asset strategist, che ha ricordato il precedente di dieci anni fa, quando gli asset del mondo persero la correlazione tra loro, determinando un brusco calo degli indici azionari.

Un segnale di questa tendenza negativa lo abbiamo già avuto nel mese di agosto, con lo S&P 500 che ha fatto registrare un calo del 2% rispetto ai massimi assoluti, cosi come ha segnato il passo il mercato del credito ad alto rendimento.
Una delle cause principali di questa inversione di tendenza è rappresentata dagli ostacoli incontrati dal governo Trump nel gestire l’escalation di minacce provenienti dalla Corea del Nord e le violenze razziali in Virginia che sono state oggetto di forti polemiche.

Il fatto che i trader ignorino i fattori generici esterni, continuando a tenere la barra dritta verso una politica rialzista potrebbe generare una crisi finanziaria paragonabile a quella del 2007.