Lettere di referenze, contano ancora qualcosa?

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Un tempo era impensabile ricercare un’occupazione se al proprio CV non veniva allegata almeno una lettera di referenze. Si trattava di scritti anche semplici, nei quali i datori di lavoro precedenti scrivevano le qualità professionali della persona che aveva prestato lavoro presso di loro. Le lettere di referenze si presentavano come un vero e proprio biglietto da visita, soprattutto se scritte da aziende importanti e impiegate in caso di trasferimenti di sede.

Al giorno d’oggi la lettera di referenze ha completamente mutato la sua natura, ma non differisce tanto dal passato. Il primo sistema per attuarla e richiederla si basa sulla richiesta di confermare le abilità che possediamo in alcuni social media come ad esempio LinkedIn. Confermando che una persona che conosciamo o con la quale abbiamo lavorato possiede realmente queste abilità, le persone che stanno ricercando professionisti possono essere un po’ più certi delle reali competenze del candidato e quindi scegliere di offrirgli una possibilità. Ovviamente ricevere conferme sul nostro profilo ci aiuta  a renderlo più attivo e pregiato.

A queste pratiche, si associa la lettera di referenze presente nel proprio portale. Questo accade, soprattutto, nel caso di freelancer e professionisti autonomi, che pubblicano il grado di soddisfazione ottenuto dai loro clienti e collaboratori mediante post pubblicati nel sito di riferimento e nelle loro pagine social.

Se la forma è cambiata, il concetto rimane quindi lo stesso, in quanto ben sappiamo come le referenze siano importanti per avallare certe competenze di una persona e per rendere più positiva la figura del candidato agli occhi di chi seleziona il personale.