Pensione di garanzia: ecco l’ipotesi allo studio del governo per il futuro

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Allo studio la pensione di garanzia per i giovani che andranno in pensione senza aver versato interamente i contributi necessari.

L’argomento pensione di garanzia per i giovani è ancora scottante e sembra essere giunto ad una svolta. Le carriere discontinue dei giovani, rischiano di creare un esercito di anziani senza diritto alla pensione negli anni a venire. Ecco perchè, il governo sta mettendo mano ad una soluzione per evitare che si vengano a creare in futuro delle nuove sacche di povertà allarmanti.

Si parla già di una pensione di 650 euro al mese per coloro che hanno versato almeno 20 anni di contributi. Una cifra che può crescere di 30 euro al mese per ogni anno di contributi in più fino ad un massimo di mille euro. Chi ha lanciato questa proposta è Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del consiglio, durante un convegno organizzato dal Pd a proposito di previdenza e pensioni future.

Ormai sono maturi i tempi in cui si dovrà mettere mano ad una pensione di garanzia per giovani con reddito minimo. Una questione che, anche secondo Poletti (il ministro del Lavoro) andrà affrontata in tempi veloci. Governo e parti sociali hanno già in agenda un incontro per discutere di questo tema spinoso, che potrebbe trovare soluzione prima ancora che entri in vigore la legge di Bilancio.

Il lavoro sempre più precario e a singhiozzo non consente ai giovani lavoratori di poter esercitare un’attività lavorativa con continuità, riuscendo a versare i contributi con costanza. Ecco perchè è quasi certo che i giovani d’oggi, quando arriveranno all’età da pensione, non potranno vantare un cumulo di contributi in grado di poter garantire una pensione dignitosa. Ecco perchè si sta facendo strada l’ipotesi di una pensione di garanzia in grado di garantire quantomeno la possibilità di poter ottemperare alle spese mediche e alimentari. Un assegno sociale a carico dello Stato che integrerà il trattamento maturato mediante i contributi versati dal lavoratore nell’arco della propria storia lavorativa.