Presentismo: il problema dell’andare troppo al lavoro

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Nel mondo esiste l’assenteismo, pratica di non andare al lavoro, ma anche il presentismo, ovvero la scelta di essere sempre presenti nel posto di lavoro. Si tratta di due estremi che chiedono di essere duramente criticati, il primo in quanto nuoce all’azienda e ai colleghi che si trovano sprovvisti di una pedina, e il secondo perché porta ad un concetto del lavoro errato, sia nei confronti dell’azienda che dei collaboratori stessi.

Il presentismo sta diventando un tema sempre più discusso, tanto che l’Università dell’East Anglia si è presa la briga di studiarlo in modo approfondito. I ricercatori hanno cercato di indagare quali sono le cause di una tale predisposizione, analizzando circa 61 studi intrapresi in merito. Sorprendentemente, una delle ragioni che spinge le persone al presentismo è la precarietà, ovvero la paura di perdere il lavoro, che conduce i lavoratori ad andare sempre e comunque al lavoro, anche se dovrebbero essere in vacanza o sono malate.

Si tratta di un riflesso psicologico, che è figlio delle condizioni lavorative che purtroppo si sono instaurate in tante realtà professionali del nostro presente. Gli ambienti conflittuali, la richiesta di contribuire con forze anche in surplus al lavoro aziendale e gli abusi e le discriminazione sono tutti fattori collegati al presentismo. Stiamo scherzando? Ci verrebbe da chiederci… Eppure i dati parlano chiaro, perché sembra proprio che peggiore e più stressante è la condizione di lavoro e maggiore sia il presentismo registrato.

Ma il presentismo porta solo apparente beneficio all’azienda, perché a conti fatti costa alla sanità e alla azienda stessa cifre da capogiro. Si tratta di rendimenti bassi, di giornate di lavoro ‘buttate via’ perché non ci sono forze necessarie per sostenerle e di un rendimento che, a conti fatti, è decisamente sotto la media. I governi degli Stati stanno quindi studiando delle manovre per evitare che questo fenomeno si allarghi, in quanto si rivela apparentemente benefico per le aziende, ma deleterio per la salute psicologica e fisica dei lavoratori che lo praticano.