Secondo uno studio l’UE è destinata a morire

0

Ci sono alcuni studi che hanno dimostrato come i livelli di sostegno per l’adesione all’UE siano troppo elevati, ma lo è anche il pessimismo sul futuro del blocco.

I ricercatori hanno scoperto che in tutti gli stati membri ad eccezione della Spagna, la maggioranza degli elettori ritiene che l’Unione europea si disgregherà entro i prossimi 10 o 20 anni.
Significative percentuali di persone intervistate hanno anche affermato che una guerra tra paesi dell’UE è stata una possibilità realistica nel prossimo .

Come nasce questo pensiero

La maggior parte degli europei ritiene che l’UE potrebbe crollare entro i prossimi due decenni. I pareri, anche della gente più comune sono stati poi aggregati ad un nuovo studio. Così emerge  una teoria che non ha propositi positivi per l’Unione Europea. Ecoo perché.

Le ricerche pubblicate nel corso della settimana appena conclusa hanno mostrato che i livelli di sostegno all’adesione all’Unione europea sono elevati, ma lo è anche il pessimismo sul futuro del blocco.

L’ indagine , condotta dal Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR) con estremo approfondimento, ha avuto più di 60.000 intervistati in 14 Stati membri dell’UE. E pare, che nel complesso sia stato rilevato che in tutti gli stati membri ad eccezione della Spagna, la maggioranza degli elettori ritiene che l’Unione europea si disgregherà entro i prossimi 10 o 20 anni.

L’ipotesi della Francia vs quelle della Spagna

In Francia, il 58% degli intervistati ha dichiarato che appare più che realistico che il blocco possa finire disintegrato entro due decenni. Di converso, con il 57% degli elettori italiani e polacchi si sono ritrovati ampiamente concordi con i gemellati francesi.

Per quanto concerne invece i pareri provenienti dalla Spagna cosa si dice? Pare che on questo caso il 40% degli intervistati abbia dichiarato che potrebbe anche essere una possibilità realistica che l’UE finisca con l’ andare in pezzi.

I dati hanno mostrato che la maggior parte degli europei ha visto il crollo del mercato unico come la più grande perdita in caso di rottura dell’UE, seguita da viaggi gratuiti attraverso i confini e la libertà di vivere e lavorare in altri paesi. Insomma l’andazzo europeo fa ricredere i cittadini.

Verso una vera e propria guerra europea?

Significative percentuali di persone intervistate hanno anche affermato che una guerra tra paesi dell’Unione Europea è stata una possibilità realistica nel prossimo decennio. Guerra non di armi ma molto più grave.

Gli austriaci erano più propensi a credere che una guerra europea fosse possibile, con il 38% che la vedrebbe addirittura accadere entro 10 anni. Il tutto seguito dal 35% degli intervistati francesi e dal 31% dei rumeni. Insomma molte nazione europee si trovano concordi che prima o poi affronteremo una brutta rotta di collisione.

La cosa straordinaria è che questa convinzione sia anche  e particolarmente forte tra i più giovani. In Austria e in Romania, metà delle persone di età compresa tra i 18 ei 24 anni crede tuttora che possa essere possibile una guerra tra membri dell’UE, mentre il 46% dei più giovani intervistati in Francia era d’accordo.

Secondo il rapporto, c’era una maggiore tendenza a mantenere questa convinzione tra i sostenitori dei partiti di estrema destra. Più in particolare questo assunto si è sviluppato nel Rassemblement National in Francia. Ma anche nel Freedom Party of Austria, nel Partito per la libertà nei Paesi Bassi, Jobbik in Ungheria e Golden Dawn in Grecia.

Tuttavia, molti di coloro che sostenevano i partiti tradizionali pensavano anche che una guerra europea fosse possibile entro 10 anni, lo studio ha rilevato.

E se avvenisse una scissione economica?

In tutti i paesi che sono stati coinvolti nel sondaggio, una minoranza di elettori ha affermato di ritenere che i giovani abbiano maggiori opportunità economiche rispetto alle generazioni precedenti.

C’era anche una diffusa insicurezza tra gli intervistati che stiamo in questo periodo facendo meno bene finanziariamente rispetto alle persone che vivono in altre nazioni dell’UE. In Grecia, oltre il 70% delle persone ritiene di avere meno opportunità economiche rispetto alle persone in altri paesi europei, mentre poco più della metà degli intervistati in Romania, Spagna e Italia ritiene di avere uno svantaggio economico. I rispondenti in Danimarca e Svezia hanno meno probabilità di esprimere le stesse opinioni.

Quanto vale davvero il supporto dell’UE

All’inizio di questo mese, una ricerca ha inteso mostrare che il 68% degli elettori europei al di fuori del Regno Unito ritiene che il loro paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’UE. Ovvero il livello più alto dal 1983. La visione è stata condivisa in tutti i paesi dell’Unuone Europea, ivi compresa anche l’Italia.

Secondo il rapporto stilato in tal senso, quasi il 70% degli intervistati voterebbe per rimanere nell’UE, con una maggioranza assoluta di elettori in 25 stati membri che affermano di voler votare per rimanere. Una maggioranza relativa verrebbe probabilmente vinta in Italia, Repubblica Ceca e Regno Unito, i ricercatori hanno trovato. Tuttavia, il numero di intervistati che hanno dichiarato di essere indecisi su come avrebbero votato in un referendum è aumentato, con gli intervistati in Italia. Ivi un terzo delle persone non sapeva come avrebbero votato: ovviamente il paese più incerto nell’UE.

Il sondaggio portato avanti per capire chi crede davvero nell’Unione ha coinvolto gli elettori dell’UE in Austria, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna e Svezia tra marzo e aprile.

La disillusione sull’Unione appare dunque evidente. I cittadini ormai, in vista della crisi e della troppa confusione che si crea tra le istituzioni europee, si aspettano un risvolto negativo della medaglia. Ma sarebbe davvero negativo il fallimento dell’Unione? O potrebbe diventare il punto di partenza per tutti gli stati europei?